Per un Web inclusivo

Come già accaduto a Catania il mese scorso, anche al WordCamp Verona di settimana scorsa si è discusso di accessibilità.

È un tema di cui ultimamente si sente parlare tanto, ma dubito che la maggior parte dei designer e sviluppatori abbia realmente coscienza di quanto le buone pratiche di accessibilità impattino direttamente sulla vita quotidiana delle persone con disabilità.

Recentemente, Domino’s, la catena americana di consegna di pizza a domicilio, è stata citata in giudizio proprio su un caso di mancata accessibilità. Essendo stata ritenuta responsabile di non avere un sito web fruibile da utenti con disabilità, Domino ha risposto come segue:

  1. Ha fatto appello alla Corte Suprema,
  2. Ha rilasciato un comunicato sul proprio sito, con l’obiettivo di mostrarsi attenta alle esigenze di tutti i propri utenti.

Ora, la Corte Suprema ha rispedito al mittente l’appello, imponendo all’azienda stessa di conformarsi al vigente Americans With Disabilities Act.

Il comunicato, invece, risultava, nella sua versione originale, scritto grigio chiaro su grigio chiarissimo, con font sottile, con buona pace di ipovedenti e daltonici. Non il massimo se vuoi comunicare inclusività. Mentre vi scrivo, risulta evidente come debba essere arrivata la voce dalla regia, dato che si è ripiegato su un più tranquillo e certamente più leggibile Verdana debitamente contrastato. Bah.

Ad ogni modo, a Verona ho conosciuto Simone Mignami. Simone è uno sviluppatore ipovedente e ha intrattenuto brillantemente la platea nel primo talk pomeridiano, in cui parlava, appunto, degli aspetti pratici dell’accessibilità.

Non accade spesso, ma lo speech di Simone è stato uno di quelli che quando termina capisci che ti ha dato qualcosa.

Ho perso il conto di quante domande ho fatto a Simone a margine del suo intervento, e sperlo di non averlo infastidito troppo con la mia curiosità, ma, pur essendo quello dell’accessibilità un tema che mi è sempre stato piuttosto a cuore, sento di non conoscere abbastanza sull’argomento.

Più in generale, l’esperienza di vedere dal vivo come una persona ipovedente naviga il web o il proprio smartphone mediante la sintesi vocale penso che possa definirsi senza mezzi termini mind blowing, e credo che possa cambiare in maniera netta il modo in cui ci approcciamo a questo tema.

Simone ha una newsletter, cui mi sono prontamente iscritto. Se volete conoscere qualcosa di più sull’argomento, e se siete magari inclini oggi a farvi un favore, iscrivetevi pure voi, perché ne vale la pena.